Categorie Psyc-article

giovedì 1 gennaio 2026

Capodanno slow: brindare al ritmo del proprio cuore

Passare il 31 a casa, in silenzio, non è tristezza.
È ascolto. Viviamo in un tempo che associa il benessere al rumore, alla presenza, al “fare qualcosa”.
Ma non tutte le persone chiudono un anno nello stesso modo, e non tutti hanno bisogno di stimoli e socialità per stare bene.
A volte fermarsi è una scelta sana.
Non è scappare, non è rinunciare.
È riconoscere i propri bisogni e rispettarli.
Restare a casa, mangiare ciò che conforta, guardare qualcosa di familiare, spegnere il confronto continuo con gli altri non significa perdersi qualcosa.
Significa creare uno spazio in cui sentirsi al sicuro.
Il riposo non è debolezza.
La solitudine scelta non è fallimento.
È un modo per ricaricarsi, per rimettersi in contatto con sé dopo un periodo pieno di richieste.
Molti accoglieranno il nuovo anno in mezzo alle persone,
altri lo faranno rallentando, chi nel calore di pochi amici e/o familiari, chi restando solo. Sono tutte possibilità positive e sane, se rispondono a ciò di cui si ha davvero bisogno.
La tranquillità non va spiegata.
Il benessere non ha bisogno di essere mostrato.
Normalizzare queste scelte significa normalizzare la cura di sé:
accettare che non esiste un solo modo “giusto” di stare bene.
E tu, in questo momento della tua vita,
di cosa hai davvero bisogno per sentirti rispettato?
Che il 2026 possa essere un anno vissuto con più ascolto,
più rispetto dei propri bisogni
e meno doveri verso aspettative che non ci appartengono.


giovedì 24 luglio 2025

Il percorso di Psicoterapia

Entrare in uno studio di psicoterapia non è solo varcare una soglia fisica: è scegliere di prendersi cura di sé, di fermarsi, di ascoltarsi davvero. Questo luogo non è solo uno studio. È uno spazio vivo, dove tutto si connette, si riconnette, si integra. Uno spazio non giudicante, in cui si intrecciano storie, esperienze, emozioni, si sciolgono nodi, si aprono nuove possibilità.  Incontri che si incontrano.
È questo il cuore del lavoro della psicoterapia: creare uno spazio sicuro e accogliente dove sia possibile ricostruire ponti interiori e il cambiamento iniziare. 
Ogni incontro lascia un segno. Così il tempo si dilata e le parole trovano il coraggio di uscire: il dolore può essere accolto, la confusione condivisa, le risorse ritrovate. Ogni percorso è unico, come unica è la persona che lo intraprende. E mentre accompagno questi percorsi anch'io mi riconnetto, mi integro, cresco.

lunedì 19 agosto 2019

Psychè: Hikikomori: la sindrome dei ragazzi reclusi

Psychè: Hikikomori: la sindrome dei ragazzi reclusi: Hikikomori ė la sindrome dei ragazzi che si chiudono in camera rifiutando ogni aiuto. Molto diffusa in Giappone, colpisce tanti adol...

Hikikomori: la sindrome dei ragazzi reclusi



Hikikomori ė la sindrome dei ragazzi che si chiudono in camera rifiutando ogni aiuto. Molto diffusa in Giappone, colpisce tanti adolescenti anche in Italia, in continuo aumento nell'ultimo decennio. La parola giapponese significa "stare in disparte, isolarsi" e si riferisce al ritiro sociale degli adolescenti. Questi ragazzi "ritirati" in un certo senso sottraggono il proprio corpo alle relazioni sociali: non vanno più a scuola, non frequentano amici dal vivo e si chiudono sempre di più nella loro stanza, evitando nel tempo anche i rapporti con la famiglia e i genitori. Il loro ritmo di vita spesso è invertito, di giorno dormono e di notte sono svegli nella loro stanza impegnati in attività soprattutto per mezzo della rete. Potremmo definirla una forma di socializzazione virtuale, per cui il termine ritiro sociale non sembra del tutto corretto in quanto la relazione fisica e diretta col mondo viene completamente inibita mentre si sviluppa una relazione virtuale e mediata. Il fenomeno è complesso e difficile da interpretare, può essere messo in relazione con i cambiamenti della nostra società, tra questi il rapporto con il corpo e la propria immagine corporea. Oggigiorno il corpo infatti viene mostrato, anzi sovraesposto. Se consideriamo il caso in cui ci si sente inadeguati a questa richiesta, in una fase evolutiva come l'adolescenza in cui l'esposizione del proprio corpo ha tutta una serie di significati possiamo arrivare a delle gravi conseguenze come quella dell'hikikomori, dove gli adolescenti non esibiscono più il loro corpo e si chiudono in una dimensione acorporea e virtuale. Un aspetto che emerge dalle ricerche è che le nuove tecnologie non risultano la causa di questo fenomeno ma la conseguenza. La rete sembra rappresentare la fuga e la difesa per questi adolescenti, un sintomo sostitutivo che potrebbe paradossalmente proteggerli da depressione, idee suicidarie ed esordi psicotici. Rispetto a un possibile intervento strappare questi giovani dalla rete in modo violento non risulta essere efficace, come confermato da tristi epiloghi riportati dalla cronaca. Una strategia di intervento può essere la riformulazione della relazione genitori-figli, partendo anche da un nuovo rapporto dei genitori con la rete. Può essere utile capire che tipo di relazione hanno i figli con la rete, per cosa la utilizzano, che funzione rappresenta per loro, che identità riescono ad assolvere con la rete. Sperimentare un dialogo sulla rete permette di aprire un canale comunicativo con i propri figli, entrare in relazione con loro attraverso la rete e trovare una via d'accesso ad una barriera altrimenti inaccessibile. Per questo motivo è fondamentale la prevenzione ed intervenire quando si manifestano i primi campanelli d'allarme. In questa fase i genitori devono cercare di aumentare i momenti di comunicazione con il figlio.
Qualora si percepisca un peggioramento dei comportamenti di evitamento, è importante che i familiari cerchino immediatamente il supporto di un professionista, senza aspettare che l'isolamento si concretizzi, perchè più lo stadio è avanzato più è difficile riuscire a riportare il giovane alla vita sociale, che spesso richiede un intervento lungo e articolato.


A cura del dott. Andrea Morbidoni 















sabato 2 dicembre 2017

Migliorare la concentrazione è possibile?



Per studiare in modo efficace e produttivo un aspetto fondamentale è la capacità di concentrarsi e sostenere le proprie energie intellettive verso il compito da apprendere. 

Di seguito alcuni suggerimenti per aumentare la capacità di concentrazione e mantenere alto il focus attentivo.


1) Sistema l'ambiente in cui andrai a studiare.


Esiste un collegamento tra l’ordine del proprio spazio e l’ordine mentale.

Un ambiente disordinato e caotico può ristringere la tua capacità di focalizzarti e di processare informazioni.

Per questa ragione tieni sulla scrivania solo ciò che potrebbe esserti utile in quel momento ed elimina il superfluo.

Meno disordine = meno distrazioni.



2) Evita distrazioni sensoriali. 

Cerca di eliminare o ridurre al minimo gli stimoli sensoriali distraenti.
Fai pulizia acustica, spegnendo tutte le fonti di rumore (telefoni cellulari, radio, televisione ecc.)


3) Limita le distrazioni mentali.


Una delle sorgenti di distrazione più frequente sono i nostri stessi pensieri. Invece di immergerti pienamente nel compito la tua mente inizia a divagare su cose che in quel momento non sono pertinenti rispetto a quello che devi fare (chiamare un amico o pensare alla prossima uscita).

Una volta notato il pensiero distraente riporta l’attenzione sul compito. Con la pratica diventerai in grado di passare sempre più tempo dedicandoti alla tua attività. 


4) Gestione del tempo e pause.


Il nostro livello attentivo non è costante nel tempo ma presenta momenti di alta concentrazione (arousal) per poi iniziare a decrescere. Pertanto concentrati per 25 minuti sul tuo compito e al termine dei quali fai 5 minuti di pausa. Puoi usare anche una sveglia che ti segnala che è il momento dei meritati 5 minuti di pausa. Questo ti permetterà di studiare con il massimo livello di arousal.


5) Focalizzati su un solo compito alla volta.


Tieni il compito successivo lontano dai tuoi pensieri e dagli occhi, in modo che non ti distragga da ciò che stai facendo ora. L’obiettivo è di rendere il compito in corso di svolgimento l’unico sul quale focalizzarti. 


“La concentrazione è il segreto della forza in politica, in guerra, nel commercio, in breve, in tutta la gestione degli affari umani.” (Ralph Waldo Emerson)


A cura del dott. Andrea Morbidoni





martedì 3 gennaio 2017

Appartenenza e Separazione


L'appartenenza e la separazione sono le due coordinate su cui si muove la crescita di un individuo, attraverso cui ognuno realizza la propria individuazione, differenziandosi da quella che Bowen chiama “massa indifferenziata dell’Io familiare”.  
Come espresso dalla sua etimologia l’appartenenza (la parola appartenere deriva dal latino ad  pertinere cioè riguardare) ha a che fare con la nostra identità e i rapporti che abbiamo con gli altri contribuiscono a definirci: quando dico “mia sorella” o “il mio amico”, non  è come quando si dice “la mia penna" in quanto la parola appartenenza applicata ai rapporti interpersonali non ha il senso di “possesso” ma la parola “Mio” indica una relazione, significa “a me”, “per me”, costei “mi” è sorella, lui “per me” è un amico.
Per quanto riguarda parola separazione deriva dal latino separare composto da se che indica privazione e parare preparare. Già dalle origini della parola  si denota che per separarsi è necessario prepararsi a privarsi di qualcosa e la privazione implica che  ci debba essere stato prima un qualcosa.
 Whitaker sottolinea come sia necessario essersi appartenuti per potersi separare; la separazione e l’appartenenza sono due aspetti concatenati del processo di individuazione: “quanto più l’individuo si è differenziato dalla propria famiglia di origine, tanto migliori saranno le premesse per una buona individuazione”.
Il soggetto diviene tale in quanto vive e matura la sua persona attraverso il sentimento di appartenenza alla sua famiglia, alla sua storia e alla sua cultura.
Il ciclo vitale della famiglia modella le nostre esperienze con le sue tappe, scandite dalle riunioni e separazioni, dalle nascite, dalle morti, dalle vicende che caratterizzano la storia della famiglia.
L’intero ciclo vitale è interpretato da Whitaker come la continua ricerca, talora drammatica, di un equilibrio tra le due tendenze contrapposte ma necessarie.
Da una parte vi è  la necessità di mantenere l’identità personale nell’identità della coppia e della famiglia di appartenenza, attraverso la stabilità, dall’altra parte la necessità di cambiare in rapporto alla crescita, alla maturazione, al bisogno di individuarsi e di liberarsi.
Per poter essere libero l'uomo deve avere il coraggio di rompere le catene di un ruolo imposto da altri, conoscendosi e correndo il rischio di non essere più riconosciuto dagli altriPer non rimanere ancorati ad una identità non autentica dobbiamo muoverci alla ricerca della propria individuazione, accettando di percorrere le tappe  di questo processo, muovendosi anche nel buio, nell’incertezza, nella paura, nella confusione delle idee e dei sentimenti. Vicinanza e distanza, riunione e separazione, esserci e non esserci, entrare ed uscire, dentro e fuori, associare e dissociare sono il modello basico della crescita dell’individuo. Il punto focale è lo sviluppo attraverso il tema  dell’intimità e del ritegno, dell’unione e della separatezza, sino all’esperienza adulta di questi poli relazionali nella quale l’individuo, definita la sua identità, è capace di essere unito a qualcun altro tanto quanto è capace di esserne separato e viceversa.
Permettere la crescita significa passare dalla rigida infantile relazione di dipendenza simbiotica alla relazione adulta, duttile e realistica, raggiunta attraverso una sana ribellione che conduce all’autonomia, quindi alla libertà. L’impulso vitale, dell’uomo e delle famiglie, è quello di crescere accrescendo le proprie capacità di integrazione,  senza rimanere intrappolati da un sistema chiuso da regole rigide. Integrare e integrarsi è un processo che mantiene il suo ritmo di sviluppo a condizione che sia mantenuta e salvaguardata l’integrità stessa del soggetto e questa si può cogliere nell’agire, nella capacità e nella libertà di muoversi, di avvicinarsi o di allontanarsi dall’oggetto del suo amore o del suo odio. Per Whitaker l’uomo è costitutivamente integro cioè intero, non spezzato interiormente né corrotto o vincolato dalla presenza di elementi estranei, se è capace di integrare, integrarsi, di sviluppare, quindi di crescere, scegliere e muoversi liberamente. Il processo di separazione-individuazione dalla famiglia di origine”   rappresenta lo sviluppo di tutti quei fattori che portano al costituirsi dell’identità personale quale totalità, unitaria e permanente da un lato, articolata e in divenire dall’altro. Il vincolo familiare è   un legame, relazione o rapporto che lega (ma non  “incatena”) reciprocamente due o più  persone. Perché un vincolo  sia vissuto come “legame”, e non come “catena”, come sostengono Bateson, Jackson e Haley, un sistema dovrebbe  mantenere, nel suo evolvere, un’integrità che permetta ai suoi membri di poter sviluppare la propria individualità. Ciò è possibile solo se una famiglia si è costituita su solide basi e se ha in sé l'elasticità sufficiente a trasformarsi in coincidenza con gli eventi critici che scandiscono la sua esistenza, così da essere  in grado di autoregolarsi e di seguire un processo di sviluppo che porta alla differenziazione.  Come afferma Whitaker  “bisogna aspettare con riverenza quel momento in cui si manifesta nei ragazzi la prima decisione autonoma ed è quello il momento in cui si manifesta l’uomo e tuo figlio diventa il tuo compagno”.

a cura del Dott. Andrea Morbidoni 

domenica 30 gennaio 2011

Le 7 forme dell'amore


Sternberg , professore di Psicologia a Jale, ha teorizzato un concetto di amore completo , sulla base di tre componenti fondamentali:
1)     l’impegno (o dedizione)   componente cognitiva,
2)      l’intimità la componente emotiva,
3)     e la passione la componente motivazionale-eccitatoria dell’amore.
Si può immaginare l’amore come un triangolo in cui maggiori sono impegno-intimità-passione,  più grande è il triangolo e più intenso è l’amore.



Dalla combinazione dei tre diversi fattori scaturiscono sette possibili forme di amore.
  • La prima è la "la simpatia" dove c’è solo l’intimità e ci si riferisce ai sentimenti che si provano in un'autentica amicizia  contraddistinta da  vicinanza e  calore umano.  
  • Il secondo tipo è " l'infatuazione" quando c’è solo la passione ed è connotato da  una intensa eccitazione fisiologica. E' quell’amore a prima vista che può nascere all’istante e svanire con la stessa rapidità.  La passione è rapida a svilupparsi e rapida a spegnersi, brucia alla svelta e dopo un po’  ci si abitua ed arriva l’assuefazione.
  • "L’amore vuoto" in cui l’impegno è privo di intimità e di passione e tutto quello che rimane è l’impegno a restare insieme. Può essere  un rapporto stagnante che si osserva talvolta in coppie sposate da molti anni: un tempo c’era l’intimità, ma ormai i due partner non si parlano più; c’era la passione, ma anche quella si è spenta.
  • "L’amore romantico" è una combinazione di intimità e di passione (tipo Giulietta e Romeo). Più di una infatuazione perchè vi è vicinanza e simpatia, con l’aggiunta dell’attrazione fisica e dell’eccitazione, ma senza impegno, come un’avventura estiva che si sa che finirà.
  • "Amore fatuo" comporta la passione e l’impegno, ma senza intimità . E’ l’amore da fotoromanzo. I due si incontrano, dopo una settimana sono fidanzati e dopo un mese si sposano, s’impegnano reciprocamente in base all’attrazione fisica, ma dato che l’intimità ha bisogno di tempo per svilupparsi, manca il nucleo emotivo su cui può reggersi l’impegno. Questo tipo d’amore  di solito non dà buon esito nel lungo periodo.
  • "Sodalizio d’amore" è chiamato un rapporto d’intimità e impegno reciproco, ma senza passione . E’ come un’amicizia destinata a durare nel tempo, quel tipo di amore che spesso si osserva nei matrimoni dove l’attrazione fisica è scomparsa.
  • Infine quando tutti e tre gli elementi si combinano in una relazione, abbiamo quello che Sternberg chiama "amore completo".                                          Raggiungere un amore di questo tipo, afferma l’autore, è come cercare di perdere  peso, difficile ma non impossibile; la cosa davvero ardua è mantenere il peso forma una volta che ci si è arrivati o tenere in vita un amore completo quando lo si è raggiunto: è un compito aperto, non una tappa raggiunta una volta per tutte.
In questa visione, l’indice più valido per predire la felicità di una relazione è dato dalla consonanza tra triangolo ideale passivo (i sentimenti che si desiderano dall’altro) e il triangolo percepito (i sentimenti che si presuppongono dall’altro). La relazione tende a finire se non c’è corrispondenza tra quello che si vuole dall’altro e quello che si pensa di riceverne. Si potrebbe consigliare di ridurre le proprie aspettative e diminuire il proprio coinvolgimento ma è un consiglio difficile da seguire. In USA metà dei matrimoni finiscono in divorzio e anche chi non divorzia non è detto che viva in una coppia felice. La gente è davvero così stupida da fare sempre la scelta sbagliata? Probabilmente no.                                           
Spesso sceglie in base a quello che conta di più nell’immediato, ma nel lungo periodo i fattori che contano cambiano, cambiano le persone e cambiano le relazioni.
  
Nella ricerca tra i fattori che tendono a diventare più importanti con l’andare del tempo, si sono rilevati:
  • la disponibilità a cambiare in funzione delle esigenze dell’altro
  • la disponibilità ad accettare le sue imperfezioni
  • la comunanza di valori
Questi sono elementi che è difficile valutare all’inizio di una relazione e l’idea che l’amore vinca tutti gli ostacoli è molto romantica, ma poco reale. Quando si devono prendere delle decisioni, quando arrivano i figli e si devono fare alcune scelte, anche ciò che sembrava poco importante, lo diventa. Altri fattori invece nel lungo periodo diventano secondari: come l’idea che l’altro sia "interessante" (all’inizio c’è il timore che se cala l’interesse la relazione svanisce). In realtà quasi tutto tende a diminuire col tempo la capacità di comunicare, l’attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi in comune, la capacità di ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico.
 E’ importante fin dall’inizio sapere che cosa aspettarsi col tempo, avere aspettative realistiche circa quello che si potrà ottenere e quello che finirà con l’essere più importante a lungo andare.

Cosa fare per migliorare un rapporto di coppia?
Sternberg propone un ultimo triangolo: quello dell’azione. Spesso c’è un bel salto fra pensiero, sentimento ed azione. Le nostre azioni non sempre rispecchiano i nostri sentimenti, per cui può essere utile sapere quali atti sono associati alle varie componenti dell’amore. 
La passione richiede il contatto fisico, la sessualità, la varietà dei comportamenti sessuali. L’intimità richiede la comunicazione dei propri sentimenti interiori, l’offerta del sostegno emotivo, la condivisione del proprio tempo e delle proprie cose. L’impegno , infine, comporta il fidanzamento, il matrimonio, la fedeltà, la capacità di superare i momenti difficili, la capacità di trovare un valido compromesso nelle diverse  esigenze ed aspirazioni. 







E’ importante esprimere l’amore nei comportamenti perché il modo in cui ci comportiamo plasma i nostri modi di pensare e di sentire, non meno di quanto ciò che pensiamo e proviamo plasma le nostre azioni (se non agisci come pensi, finirai per pensare come agisci). Inoltre certe azioni portano ad altre azioni: le espressioni d’amore dell’uno influiscono sui pensieri, sui sentimenti e sui comportamenti dell’altro nei suoi confronti, dando luogo ad una serie di azioni che si rinforzano a vicenda. E’ necessario pertanto dare importanza alle espressioni d’amore, senza le quali anche il più grande amore può morire.


a cura del Dott. Andrea Morbidoni

risonanze

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